Come mantengo le mie abitudini mentre viaggio

cinque cose che metto sempre in valigia per poterlo fare

Posted by Breaking Thirty on January 15, 2019

Avrai oramai capito che sono una che ci tiene a mangiare sano, diminuire il consumo di plastica, fare sport e stare in forma. Avrai oramai anche capito che sono ossessionata dalle liste delle cose da fare, routine ferree e abitudini non negoziabili in generale. Purtroppo o per fortuna, mi capita di viaggiare spesso, sia per lavoro che per ragioni personali. Non mi posso di certo permettere di mandare all’aria tutte le mie routine e le mie abitudini, perché significherebbe troppo tempo in cui non sono coerente con i miei valori e ideali. Ma quindi, come è che una come me, con quella che viene chiamata una personalità ossessiva, fa la valigia e sta in riga anche quando viaggia? Ecco a voi una lista delle cose immancabili che metto in valigia quando sto per partire.

Luggage

  1. Il pranzo. Una delle cose che i blogger vegani che non producono rifiuti raccomandano è di non mangiare sull’aereo ma di portarsene da casa. Questa sembrerebbe essere una buona abitudine non solo per limitare il consumo di plastica, ma anche per evitare di mangiare conservanti di ogni specie. Io faccio così anche perché trovo che il cibo sugli aerei faccia abbastanza vomitare, a meno che uno non voli con la Emirates. Quello che faccio di solito è cucinare due porzioni di quinoa e zucchine la sera prima del volo, mangiare la prima porzione e mettere la seconda in un contenitore (di vetro!) per il giorno dopo. Quando arrivo ai controlli di sicurezza in aeroporto il giorno dopo si è intanto formata la condensa dentro al vaso, che dona al tutto un’aspetto acquoso. Tiro sempre il vaso fuori e lo metto bene in vista, assieme al computer e al telefono per capirsi. Ma questo sembra non essere abbastanza e il vaso dall’aspetto inquietante e con del liquido dentro cattura l’attenzione del tizio al metal detector. Tale tizio ferma le mie cose e chiama la polizia. I due poliziotti che accorrono non riescono da soli a capire che cosa ci sia dentro al contenitore di vetro e lo chiedono a me direttamente. Rispondo: “Quinoa con zucchine e questa è la condensa che si è formata durante la notte”. Ma vedo che non sono del tutto convinti. Si guardano e dagli sguardi che si lanciano si capisce che non vogliono lasciar passare il mio pranzo. Panico. E adesso che cosa mangerò? Mi viene un’illuminazione. Dal nulla e con sguardo remissivo dico: “Sono vegana!” I due poliziotti alzano gli occhi al cielo, poi fanno ricadere il loro sguardo su di me, mi fissano con compassione come se gli avessi detto di essere Forrest Gump invece di vegana, mi restituiscono la quinoa con le zucchine e mi lasciano passare. Lezione imparata: se sei nei guai ai controlli di sicurezza, digli che sei vegana e tutto si risolve!

  2. Saponetta. Questa è la new entry nella lista delle mie manie. Infatti è solo recentemente che ho deciso di ridurre la quantità di plastica che uso. Passare a una saponetta e abbandonare il mio amato bagnoschiuma alla lavanda è stato veramente difficile. Adesso fare la doccia non è più un’esperienza extrasensoriale. Mi lavo e basta. La tengo… in una scatoletta di plastica. Lo so. Lo so che ho detto che voglio usare meno plastica, ma non sono proprio riuscita a trovarla una scatola in alluminio che andasse bene quando ho comprato la saponetta. A quanto pare, questa scatola di plastica sembra strana quando passa sotto il meta detector e gli addetti vogliono sempre controllare. Quando aprono la scatola e sentono profumo di lavanda (ovvio che se uso una saponetta, la copro alla lavanda), questi si sentono sollevati (e un pochino rilassati) e mi lasciano passare.

    Soap bars

  3. Pesi per le caviglie. Sono iscritta in palestra e di solito non faccio sport a casa. Ma viaggiare non significa avere una valida scusa per saltare lo sport, significa che devo rispolverare il mio vecchio allenamento da fare a casa (senza salti) che facevo sempre prima di iscrivermi in palestra. L’allenamento include degli esercizi per gambe e sedere per i quali mi servono le cavigliere da chilo. Ci sono due categorie di addetti alla sicurezza in aeroporto. Quelli che sono già stati in palestra e sanno a che cosa servono i pesi per le caviglie e quelli che non ci hanno mai messo piede in vita loro. Gli addetti che fanno parte della prima categoria mi lasciano passare. Gli addetti della seconda categoria mi chiedono di aprire la valigia (mi dimentico sempre di tirarle fuori e di metterle assieme ai dispositivi elettronici e al vaso con la quinoa e le zucchine). Questo è il momento in cui do il buon esempio e li informo del fatto che questi strani pesi servono a rassodarti il sedere. Puoi vedere dai loro sguardi che hanno appena avuto un’illuminazione: è possibile essere costanti nello sport anche mentre si viaggia! Forti di questa speranza, mi lasciano passare.

  4. Integratori alimentari. Tutti i giorni prendo una pastiglia di magnesio. Il magnesio fa bene ai muscoli, che si possono così riprendere più velocemente da un allenamento intenso. L’unico problema è che queste pastiglie bianche sono vendute dentro a un vaso di plastica gigante. Tutti se ne infischiano del fatto che ho comprato il formato famiglia per consumare meno plastica. A tutti invece frega del fatto che questo bussolotto abbia l’aria un pochino illegale, ma sempre meno pauroso della quinoa con le zucchine si vede perché non la chiamano la polizia stavolta. Guardano all’etichetta del bussolotto e quando leggono “magnesio supremo” si rassicurano e mi lasciano passare.

    Luggage

  5. Frullatore a immersione e coltelli da cucina in ceramica. Mi sono portata dietro il frullatore a immersione e i coltelli da cucina quando sono stata in Nuova Zelanda due anni fa. Come avrei potuto prepararmi frullati con dentro il cavolo e l’avocado per colazione e farmi hummus con le verdure senza i miei affidati utensili? In nessuno modo avrei smesso di cucinare e mi sarei accontentata di cibi pronti in quelle tre settimane di viaggio! Ho riposto il frullatore e i coltelli nella valigia grande da mettere in stiva, assieme alle cavigliere. Quindi niente metal detector. Ne parlo come se ci avessi pensato in quel momento al metal detector. Macché. Non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello che normali attrezzi per frullati avrebbero potuto causarmi un bel po’ di grane. E me ne sono resa conto mesi dopo essere stata in Nuova Zelanda! La mia unica preoccupazione allora era di evitare a qualunque costo le grane causate da cibi non sani. Allo stesso modo, la stessa preoccupazione degli addetti alla sicurezza negli aeroporti neozelandesi è quella di proteggere il loro ecosistema così delicato e di impedire l’entrata nel territorio di qualsiasi sorta di cibo. Una volta atterrati ad Auckland, tutti i nostri bagagli sono dovuti passare attraverso un detector per controllare se ci fosse del cibo dentro, inclusa la mia valigia grande da stiva ovviamente. Ero la persona più calma del pianeta perché avevo già mangiato la mia quinoa con zucchine durante lo scalo a Hong Kong e non avevo più nient’altro da mangiare. Inspiegabilmente ancora oggi, sia il frullatore a immersione che i coltelli da cucina in ceramica hanno superato la prova detector e mi hanno lasciata passare.

Ed ecco qua come fare la valigia se vuoi un sedere sodo, stare al passo con i tuoi disturbi alimentari, e non contribuire sostanzialmente a un mondo più pulito perché tanto lo spazzolino, il dentifricio, i trucchi, e la crema corpo che ti sei portata dietro sono tutti in confezioni di plastica. Assicurati solo di arrivare in aeroporto per tempo per passare con calma i controlli di sicurezza.

Quote Exupery

Adesso vorrei che mi dicessi tu come prepari la valigia! Quali sono le cose imprescindibili che porti sempre con te e perché? Ti hanno mai procurato problemi ai controlli in aeroporto? Fammi sapere nei commenti. Inoltre, se vuoi leggere ancora blog post sulle mie manie, allora ti conviene iscriverti alla Breaking Thirty Newsletter di sotto perché ce ne sono degli altri in arrivo ;)

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