Risultato figlio d'affanno?

non stasera!

Posted by Breaking Thirty on November 15, 2018

Una mattina l’anno scorso mi sono guardata allo specchio mentre uscivo dalla doccia e ho notato che il mio seno era più grande. Oh mamma! Aspetta, magari è la luce qui in bagno che crea false speranze. Sono andata in camera per indossare un reggiseno… Il reggiseno era stretto. Oh mamma mia! I reggiseni non mentono: le mie tette erano veramente cresciute! Ne ero sorpresa? Assolutamente no. Non si trattava di una coincidenza. Si trattava del risultato di un piano studiato per bene.

Cupcakes

Avevo passato l’anno e mezzo precedente a massaggiarmi il seno con movimenti circolari dal basso verso l’alto. Facevo questo per migliorare la circolazione in quell’area, che avrebbe poi portato a un ingrossamento della parte desiderata. È una tecnica che ho imparato da YouTube. (…lo stesso tipo di ultima spiaggia usato da una mia amica quando si metteva a testa in giù sul letto per cinque minuti tutti i giorni per farsi crescere i capelli più in fretta…) Per quasi diciotto mesi, ogni giorno, facevo trenta movimenti circolari sotto la doccia col bagnoschiuma e poi ancora altri movimenti circolari con la crema per il copro dopo essermi asciugata. A seconda del tipo di crema, ci volevano dai cinquanta ai settanta movimenti circolari affinché si assorbisse completamente. Era stancante ma ci sono meticolosamente stata dietro per diciotto mesi, anche quando la frustrazione faceva capolino perché l’unica cosa che diventava più grossa erano i miei bicipiti. Finalmente, quella mattina, ho avuto la prova che con la strategia giusta, determinazione e duro lavoro quotidiano si può tutto. Ancora una volta, Benjamin Franklin con il suo pragmatismo e la sua etica sul lavoro ci aveva visto giusto.

Questa teoria è stata completamente distrutta quando ho iniziato ad andare in palestra alla fine dell’estate scorsa. In Germania le docce non sono separate ma consistono di un’unica grande stanza con una decina di getti dove ci laviamo tutte assieme. Come potevo mettermi a fare una trentina di movimenti circolari dal basso verso l’altro attorno al seno senza passare per una strana forte? Non ne parliamo poi in spogliatoio dove me ne servivano almeno una cinquantina di movimenti circolari. È dura ammetterlo, ma anche una Regina della Costanza come me è caduta dal treno dei movimenti circolari e non ci è più risalita. Non li facevo più neanche quando mi lavavo a casa i movimenti circolari. Ero già pronta a dire addio alla sensazione meravigliosa di avere il reggiseno stretto, quando mi sono accorta che in realtà il reggiseno mi andava ancora stretto… a volte. E in quelle volte, il mio seno mi faceva anche un pochino male. E mi veniva da piangere ogni volta che incontravo un cane durante la mia passeggiata giornaliera nel parco.

Pens

Oh mio dio, ma questa è sindrome premestruale! Tutte queste cose che mi stanno succedendo non sono altro che i sintomi della sindrome premestruale. Non si tratta di qualche strano fenomeno, ma dei sintomi di cui tutti parlano e si lamentano, solo che mi sono venuti a quasi trent’anni. Quindi avere il seno più o meno grosso non è qualcosa che posso controllare. Non è il risultato pronosticato di un piano eseguito con determinazione e costanza. No. È invece un sottoprodotto dell’avere il ciclo. Va e viene. Viene e va. Karma, karma, karma, karma, karma chameleon. You come and go, you come and go.

All’inizio mi sentivo falsa: non potevo più dire di avere le tette grosse. Anche se in quei dieci giorni che precedono il ciclo ce le ho per davvero. Quello che fa sì che il reggiseno mi stia stretto è solo un’iniziazione di ormoni che gironzolano nel mio corpo. È tutto così finto, come le unghie fatte col gel, i brillantini e gli adesivi. Non ho il diritto di avere il reggiseno stretto dunque. Ah Sindrome dell’Impostore… eccoti qua di nuovo. Aspetta un attimo: solo perché non ho fatto nulla per meritarmele le tette grosse, ciò non significa che non me le possa godere quando ce le ho!

Mal di testa, stanchezza, gonfiore, crampi, leggera depressione, scatti rabbiosi col mio ragazzo al telefono, piangere quando si vedono i cani… Anche tutti questi sintomi dovrebbero essere consideranti finti e non lo sono per niente. E non è che ce li meritiamo nemmeno i sintomi della sindrome premestruale, ma li accettiamo semplicemente come parte di essere donna. Ma perché allora faccio così fatica ad accettare quell’unico effetto collaterale positivo che il ciclo mi dà? Perché i risultati bisogna solo guadagnarseli con la fatica e il duro lavoro se no non gli do nessun valore? Questo modo di vivere e lavorare alle volte è troppo pesante e, almeno per oggi, piantiamola qui.

Nota per Benjamin Franklin: quella sera mi sono messa la maglia più scollata che avevo nell’armadio e ho chiamato un amico: “Ho le sette grosse, stasera si esce!”

Quote Creed

Adesso vorrei che fossi tu a parlare della tua esperienza. Non necessariamente con la sindrome premestruale (anche se sei la benvenuta se lo vuoi fare), ma con altre cose che hai fatto fatica ad accettare perché non era frutto del tuo duro lavoro. Come ti sei comportata? Sei riuscita ad accettarle o ti ci è voluto un po’? Fammi sapere nei commenti e se vuoi altri blog post di questo tipo iscriviti alla Breaking Thirty Newsletter.

Versione inglese



Subscribe to our mailing list

* indicates required